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Rendimento energetico degli edifici: l’Italia deve allinearsi alle norme Ue

La Commissione europea ha chiesto formalmente all’Italia di conformarsi all’integralità delle norme Ue in materia di rendimento energetico dell’edilizia e ha deciso di inviarle un parere motivato. Già nel novembre 2010 la Commissione aveva informato l’Italia circa l’inosservanza della normativa pertinente (Direttiva 2002/91/CE).
Sebbene nel frattempo le autorità italiane abbiano preso misure supplementari, la Commissione ritiene che la legislazione italiana non soddisfi completamente gli obblighi unionali.Gli edifici consumano il 40% dell’energia e producono il 36% delle emissioni di CO2 dell’Unione Europea. Se adottiamo le misure in materia di efficienza energetica previste dalla legislazione europea per il settore edile, entro il 2020, riusciremo a ridurre in maniera significativa il consumo energetico e le emissioni di CO2 dei nostri edifici.

Edifici efficienti sul piano dell’energia significano anche risparmi per le famiglie, perciò è fondamentale che gli Stati membri applichino tutte le disposizioni in materia. Per queste ragioni la Commissione ha chiesto formalmente all’Italia di conformarsi all’integralità delle norme UE in materia di rendimento energetico dell’edilizia e ha deciso di inviarle un parere motivato.

Già nel novembre dello scorso anno la Commissione aveva informato l’Italia circa l’inosservanza della normativa pertinente (IP/10/1561); sebbene nel frattempo le autorità italiane abbiano preso misure supplementari, la Commissione ritiene che la legislazione italiana non soddisfi completamente gli obblighi unionali.

Grazie alle norme UE sugli attestati di rendimento energetico i cittadini europei sono più attenti ai consumi energetici delle proprie abitazioni e al modo in cui ridurli. Questi attestati devono essere rilasciati da esperti qualificati indipendenti per tutti gli edifici nuovi e per quelli già esistenti.

La legislazione italiana però autorizza i proprietari ad autocertificare il rendimento energetico se dichiarano che il loro edificio appartiene alla classe di consumo inferiore (G) e che i costi energetici per l’eventuale inquilino o acquirente saranno molti alti.

In pratica, ciò significa che il nuovo proprietario o inquilino dell’edificio non riceve alcuna informazione sui futuri costi energetici né alcun ragguaglio su come migliorare nella maniera più conveniente il rendimento energetico dell’edificio.

Perdipiù, quando si tratta di affitto, la legge italiana prescrive questi attestati solo per i nuovi edifici, mentre non li considera obbligatori per gli edifici esistenti che non ne abbiano già uno al momento della conclusione del contratto d’affitto.

L’Italia non ha peraltro ancora messo in atto misure adeguate per garantire controlli regolari degli impianti di condizionamento dell’aria. Questi controlli servono ad assicurare il rendimento ottimale degli impianti e devono includere anche consigli e informazioni sulle possibili migliorie e soluzioni alternative.

Se entro due mesi l’Italia non adotta le opportune misure la Commissione può decidere di adire la Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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