EPS e Impatto Ambientale
I vantaggi offerti dall’EPS in termini di impatto ambientale assumono notevole importanza a seguito della valutazione del ciclo di vita del materiale, dall’estrazione delle materie prime alla produzione, al trasporto, all’utilizzo fino al riciclaggio o al definitivo smaltimento. Sostituire gli alleggerimenti tradizionali con polistirene espanso significa prima di tutto diminuire l’escavazione del territorio privandolo di risorse non rinnovabili quali l’argilla o gli inerti di cava.
Significa inoltre diminuire i consumi energetici, quindi l’inquinamento. Infatti per produrre 1 mc di alleggerimento per solai (pignatte), sono necessarie 196.000 kcal. Per produrre invece 1 mc di alleggerimento in pannelli PLASTBAU Metal si utilizzano solo 110.000 kcal.
Il polistirene espanso inoltre non contiene alcun gas nocivo per la fascia di ozono (clorofluorocarburi o CFC) e non rilascia esalazioni nel tempo.
I benefici dell’EPS sono del resto riscontrabili anche in relazione al consumo di combustibili, all’emissione di anidride carbonica e al risparmio energetico favorito dalle proprietà isolanti del materiale. Tutto ciò inoltre costituisce una misura preventiva agli esiti dell’effetto serra.
L’EPS è inoltre un materiale interamente reciclabile; esso può infatti essere macinato e poi mescolato a polistirene espanso vergine per produrre imballi ed elementi cassero per edilizia oppure può essere ottimamente impiegato quale inerte per la produzione di malte cementizie alleggerite.
Questo articolo è stato pubblicato il giovedì, 24 settembre 2009 alle 12:05 e classificato in EPS e ambiente. È possibile seguire tutte le repliche a questo articolo tramite il feed RSS 2.0.
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Il polistirene espanso infatti è atossico, non contiene CFC né HCFC ed è riciclabile al 100%. Molte ricerche prendono questo materiale addirittura a modello per il suo rapporto costi ambientali/prestazioni: il suo impiego infatti fa risparmiare molta più energia di quanto non ne consumi la sua produzione. Naturalmente i manufatti non vanno dispersi nell’ambiente, ma questo vale per qualsiasi materiale.
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Solo verso la fine del 1800 la tecnica costruttiva che prevede una “separazione” fra struttura portante (all’epoca in acciaio) e tamponamento ha cominciato a diffondersi.
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11:23
tutte queste sono parole sante, ma sarà molto difficile lasciare la vecchia strada per quella nuova, vuoi per familiarità costruttiva, per ignoranza delle maestarnze, e mi metto anch’ io, non faccio parte dell’ edilizia costruttiva ma idealmente faccio parte del sistema edilizio ( sono fabbro ), per prima cosa bisognerebbe ricostituir le vecchie scuole edili, se non lo sai fare almeno teoricamente non lo sai anche fisicamente, quindi 1° insegnamento e dopo seguire in cantiere il lavoro, altrime-
nti non farai mai nulla- bisogna dare sia i materiali e i sistemi e col tempo avrai i
risultati, soprattutto se saranno economici, perchè questo lo capiscono tutti-
mentre tutte le altre cose non servono a nulla, ci sarà sempre la ” guerra tra il
costruttore ed il cliente finanziatore del fabbricato ” specialmente se di residenziale economico- ciao e grazie – è il mio parere –
camente, giust?
12:07
@ sandro bacciolo:
Grazie per il suo contributo…credo sia importante partire dalla consapevolezza della necessità di cambiare la “strada vecchia” per una nuova segnata dall’utilizzo di nuovi materiali……