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Rating di legalità: valore aggiunto per le imprese? Interviene Ance

Il rating di legalità può trasformarsi in un ulteriore aggravio per le imprese. È il timore espresso nelle osservazioni del Centro studi Ance in merito al regolamento varato dall’Antitrust, che lega l’accesso ai finanziamenti pubblici e al credito bancario al raggiungimento di un punteggio in grado di indicare l’assenza di condanne.

L’Associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) ha pubblicato sul suo sito web una nota  nella quale illustra i contenuti del regolamento dell’Antitrust in materia di rating di legalità ed evidenzia anche i rischi e le opportunità del nuovo strumento finalizzato a promuovere l’etica e la legalità nelle attività economiche.

Con la delibera n. 24075 del 14 novembre 2012 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 294 del 18 dicembre 2012), l’Antitrust ha varato il regolamento che stabilisce criteri e modalità di attribuzione del rating di legalità, in attuazione dell’articolo 5-ter del DL 1/2012 e s.m.i. che ha introdotto nell’ordinamento un sistema di premialità per le imprese che rispettano la legalità e adeguano la propria organizzazione in tale direzione.

Nelle intenzioni del legislatore, tale rating, attribuito su richiesta di ciascuna impresa interessata, oltre ad avere effetti positivi dal punto di vista reputazionale, verrà preso in considerazione in sede di accesso al credito bancario e di concessione di finanziamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.

Sarà un decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze e del Ministro dello Sviluppo Economico a stabilire come tali finalità verranno perseguite.

Il rating potrà essere richiesto dalle imprese operative in Italia che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta e che siano iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. A detta dell’Ance, c’è il rischio che il rating diventi un requisito minimo per poter ottenere un finanziamento, trasformandosi da elemento premiale ad adempimento obbligatorio. Una sorta di procedura burocratica, si legge nelle osservazioni dell’Ance, che non sarà in grado di contrastare la criminalità, ma potrebbe gravare di ulteriori oneri le imprese provate dalla crisi.

Secondo l’Ance, il requisito in base al quale l’impresa, per l’attribuzione del rating, non deve aver subito provvedimenti definitivi per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro dovrebbe essere applicato solo alle violazioni gravi e reiterate.

L’associazione degli edili ha invece espresso contrarietà al rilascio del rating a favore delle imprese confiscate e reinserite nell’attività produttiva. Per l’Ance il punteggio aggiuntivo, concesso alle imprese che rispettano il Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dovrebbe essere riconosciuto anche alle imprese appartenenti all’Ance in virtù dell’accordo sottoscritto con Confindustria il 19 ottobre 2011.

Le imprese del settore edile, sottolinea Ance, sono già sottoposte ad un sistema efficace di controlli come il Durc, la tracciabilità dei flussi finanziari, il controllo degli automezzi adibiti al trasporto dei materiali e l’identificazione degli addetti nei cantieri. Possono richiedere l’attribuzione del rating le imprese con un fatturato minimo di 2 milioni di euro nell’anno precedente e iscritte da almeno due anni al registro delle imprese.

Il regolamento individua le modalità con cui assegnare i punteggi, che oscillano da una a tre stellette. È possibile ottenere una stelletta dichiarando che l’imprenditore, i suoi soci, i rappresentanti e i dirigenti non sono stati condannati per reati tributari o contro la pubblica amministrazione né hanno procedimenti pendenti per reati di mafia. Per raggiungere il punteggio massimo, l’impresa deve rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria, utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti, adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità alle disposizioni sulle imprese, adottare processi per garantire forme di Corporate Social Responsability, essere iscritte negli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa, avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria

Fonte

Edilportale

Casa Clima

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