Iperisolare per risparmiare…..largo agli isolanti plastici

15 Febbraio 2011 In Edilizia e "Cultura del costruire"

Gli isolanti realizzati con materie plastiche trovano largo impiego in edilizia da oltre 40 anni. Le elevate prestazioni, la garanzia di durata nel tempo e i costi non eccessivi ne hanno fatto la soluzione prediletta di progettisti e costruttori. Il loro impiego però rischia di essere penalizzato da provvedimenti normativi ispirati ad un male inteso concetto di “bioedilizia”.

Casa sommersa della neveLeggeri, efficienti, economici. Gli isolanti realizzati con materiali plastici incontrano il favore di progettisti e costruttori che vedono in questi prodotti una soluzione efficace per la coibentazione degli edifici. Stirenici (polistirene espanso sinterizzato e polistirene estruso) e poliuretani si dividono, con quote diverse, la maggior parte del mercato per le applicazioni in ambito civile. Un risultato straordinario, se si considera la durezza con la quale la crisi economica si è abbattuta sul settore edile, determinato principalmente dagli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica del parco immobiliare esistente, la cui crescita ha consentito di compensare il blocco delle nuove realizzazioni.

Perle di PolistiroloL’attenzione alle problematiche ambientali e al tema del risparmio energetico rappresentano un potente impulso all’impiego di questi prodotti, la cui diffusione appare destinata ad incrementare nei prossimi anni, anche grazie alle nuove normative sull’efficienza energetica nell’edilizia.

«La direttiva europea sulla certificazione energetica degli edifici promuove l’utilizzo di tutti gli isolanti termici e soprattutto di quelli plastici, ben noti per la loro efficienza. – spiega Rita Anni, segretario dell’Associazione nazionale poliuretano espanso (Anpe) – Recependo la direttiva 2002/91 CE, anche l’Italia si è dotata di un proprio apparato normativo in materia di efficienza energetica nell’edilizia che consentirà finalmente di avere strutture con livelli di isolamento simili a quelli di altri Paesi europei, requisito indispensabile per abbattere i consumi di energia. Il livello di coibentazione delle costruzioni italiane, infatti, è di gran lunga inferiore rispetto a quello degli edifici dei Paesi del Nord Europa o di realtà come Austria e Germania, e questo è causa di enormi sprechi».

L’efficienza energetica è uno dei parametri fondamentali per lo sviluppo di un edilizia sostenibile e con limitati impatti sull’ambiente. Eppure proprio attorno al concetto di sostenibilità ed ecocompatibilità dell’edilizia si registrano purtroppo, soprattutto a livello di Regolamenti Comunali, interpretazioni semplicistiche e fuorvianti che tendono a valorizzare l’origine più o meno “naturale” dei materiali impiegati nelle costruzioni.

Una tendenza in atto, soprattutto nei piccoli Comuni, già da qualche anno che il Piano casa, il provvedimento che concede premi in volumetrie per le costruzioni realizzate in modo ambientalmente sostenibile, può contribuire ad aggravare  ulteriormente.

«Sul concetto di sostenibilità siamo pienamente d’accordo – spiega Anni -. Del resto siamo associazioni di imprese che producono e commercializzano manufatti che servono proprio a ridurre l’impatto ambientale delle costruzioni, una lotta dunque che ci vede in prima fila. Il punto è capire cosa si intende con il termine “sostenibilità”. Per alcuni ambientalmente sostenibile è sinonimo di origine naturale, ma questa equazione è del tutto falsa e infondata e genera pericolosi equivoci».

Un fenomeno che preoccupa perché premia prodotti dei quali a volte non si conoscono i vantaggi che possono garantire, né in termini prestazionali, né ambientali e neanche economici.

«L’impatto ambientale si misura con strumenti, l’analisi del ciclo di vita del manufatto, noti e disponibili – spiega Piana -. Ora, se tali analisi sono state condotte per gli isolanti plastici, la cui produzione, applicazione e smaltimento è severamente regolata da precise norme tecniche armonizzate, altrettanto non si può dire per molti prodotti di origine naturale. Paradossalmente, mentre tutti sappiamo il costo ambientale di un pannello di polistirene o di polistirolo, non abbiamo alcuna informazione riguardo il costo ambientale, ad esempio, di un pannello in fibra di canapa, o di cocco, o in lana di pecora». Un discorso analogo si può fare a proposito delle prestazioni. Il livello di coibentazione garantito da un prodotto sintetico è noto e certificato, così come la sua durata nel tempo. Non altrettanto si può dire degli isolanti di origine naturale di più recente diffusione, dei quali si conosce solo che la materia prima da cui vengono prodotti è rinnovabile, un dato incontestabile, ma che non niente significa molto. Non si sa ad esempio quale è il costo ambientale della loro produzione, del loro trasporto, e quale sarà il loro potere isolante e la loro durata nelle reali condizioni di impiego negli edifici.  Le plastiche derivano tutte da fonti non rinnovabili, nella maggior parte petrolio, ma normalmente richiedono processi di lavorazione poco impattanti e assicurano prestazioni elevate per l’intera durata della vita dell’edificio ed altrettanto elevati livelli di coibentazione con una massa molto contenuta.

Aipe e Anpe pertanto si stanno attivando proprio per cercare di divulgare la necessità di operare scelte ambientalmente e tecnicamente corrette «Ciò che si è visto è il tentativo di qualche amministrazione a privilegiare l’impiego di alcuni prodotti piuttosto che altri, a discapito spesso dell’interesse dei loro concittadini, e in totale assenza di criteri trasparenti e scientificamente fondati – prosegue Anni -. Criteri di valutazione che contemplino l’impatto del prodotto a 360°, analizzando il rapporto costo/benefici sia dal punto di vista ambientale che economico».

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