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Sostenibilità ambientale attraverso il recupero degli scarti di produzione

Il termine sostenibilità da sempre indica un “equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie”. Grazie al suo impiego in ambito ambientale si riferisce alla potenziale longevità di un sistema di supporto per la vita umana.

La sostenibilità trae la sua origine dall’ecologia, dove indica la capacità di un ecosistema di mantenere processi ecologici, fini, biodiversità e produttività nel futuro. Perché un processo sia sostenibile esso deve utilizzare le risorse naturali ad un ritmo tale che esse possano essere rigenerate naturalmente. Sono emerse oramai chiare evidenze scientifiche che indicano che l’umanità sta vivendo in una maniera non sostenibile, consumando le limitate risorse naturali della Terra più rapidamente di quanto essa sia in grado di rigenerare.

Di conseguenza uno sforzo sociale collettivo per adattare il consumo umano di tali risorse entro un livello di sviluppo sostenibile, è una questione di capitale importanza per il presente ed il futuro dell’umanità. Il concetto viene spesso utilizzato nell’ambito dell’economia dello sviluppo per analizzare processi economici. Il concetto di sostenibilità economica è alla base delle riflessioni che studiano la possibilità futura che un processo economico “duri” nel tempo. Ed è per questo che in questi ultimi anni gli utenti finali ed i progettisti hanno preso coscienza di questi aspetti sociali dando maggior importanza alla costruzione degli edifici e all’utilizzo dei materiali impiegati.

Non si tratta nello specifico solamente di risparmio energetico ma anche di consumi in senso generale; è così che è stato introdotto il tema del recupero e del riutilizzo degli scarti di produzione nelle aziende. Questo tema è trattato anche dai sistemi di certificazione volontari per la sostenibilità ambientale degli edifici nazionali ed internazionali come : Leed, Itaca, Casa Clima e dal decreto legislativo sui rifiuti nr. 152/2006. In questi sistemi i prodotti che contengono percentuali di riciclato hanno punteggi favorevoli; tali fattori hanno spinto la nostra azienda a valutare un progetto di ricerca e sviluppo per migliorare gli impianti e i prodotti in tal senso.

A queste premesse si è aggiunto il crollo dei consumi dei massetti alleggeriti con Eps riciclato che ci ha portano ad avere quantità considerevoli di scarti in azienda non riciclabili. Per far fronte alle esigenze di introdurre nel ciclo produttivo gli scarti, Poliespanso ha provveduto ad un’attenta separazione delle tipologie di scarti di lavorazione, al trattamento di depolverizzazione e all’adozione di miscelatori per l’introduzione in linea di stampaggio grazie all’ausilio del laboratorio prove interno che si è dotato di modelli di calcolo e metodi di prova individuando così le corrette percentuali nel rispetto della normativa vigente EN 13163. Per l’azienda si è reso quindi necessario trovare un’adeguata collocazione degli scarti in esubero derivanti dal lavoro di miscelazione denominati polveri che non erano riutilizzabili nel ciclo produttivo interno. Dopo un’attenta analisi del mercato abbiamo individuato un mercato di polistirene espanso compattato destinato alla produzione di granulo PE per la realizzazione di vari manufatti plastici come grucce per abito, film per stampaggio, cornici per foto etc.

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