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Comfort abitativo e qualità della vita nelle nostre case

In un contesto sempre più attento alla qualità della vita e alla salute, non si può fare a meno di pensare anche al comfort abitativo delle nostre case, dove trascorriamo gran parte del tempo.

Un edificio per essere ben progettato deve assicurare la qualità degli impianti, delle strutture e dell’isolamento.
Un edificio “moderno”, attento alle mutate esigenze di comfort domestico, garantisce una piacevole temperatura interna costante, un’ottima qualità dell’aria senza impurità e determina un’umidità regolare e costante; inoltre l’isolamento e la ventilazione proteggono anche dalle muffe e dai funghi che sono ritenuti causa di aumenti nei problemi di carattere allergico.
Partiamo dal concetto di comfort di un edificio per capire in che modo le tecnologie costruttive più prestazionali presenti sul mercato possono migliorare la qualità della nostra vita. Il comfort di un edificio, semplificando, è dato dalla capacità dell’abitazione di mantenere al proprio interno una temperatura costante (senza sbalzi), umidità controllata, un’adeguata protezione dai rumori interni ed esterni e da un ricambio costante dell’aria.

Il comfort ambientale si identifica con il benessere psicofisico delle persone che vivono un ambiente (casa – ufficio) ed è una sensazione dipendente da determinate condizioni ambientali che sono in gran parte pianificabili e quindi rientranti nella responsabilità del progettista, ad esempio nelle fasi di progettazione, realizzazione e gestione di un edificio cosidetto ecosostenibile, green.
A volte si sente dire che per stare bene in un edificio questo deve avere dei muri che traspirano, nella realtà perché le cose funzionino realmente bene questo non deve accadere.
Il muro di un edificio deve dividere il microclima interno da quello esterno, più questo muro isola, divide in maniera netta i due ambienti, maggiore sarà il risparmio energetico per climatizzare la casa. Gli edifici realizzati con muri in calcestruzzo armato e doppia coibentazione rispondono perfettamente a queste esigenze, in particolare avendo uno strato di isolante interno ed uno esterno fanno si che il riscaldamento della casa debba agire solo sull’aria in essa contenuta e non su tutto lo spessore  del muro diminuendo così i consumi e il tempo per scaldare l’edificio.

Questo vantaggio è valido per il periodo invernale, ma anche per la stagione estiva, infatti la massa di calcestruzzo contenuta all’interno del muro crea uno sfasamento dell’ingresso del calore, dovuto all’irraggiamento solare, di almeno 10 ore. Mentre i due strati di isolamento termico abbattono la temperatura lasciando passare al massimo il 2/3%. Ne consegue che all’interno dell’edificio le massime temperature esterne che si registrano nelle prime ore del pomeriggio in estate passeranno attraverso il muro ridotte del 98% circa solo nella tarda notte (dove la temperatura esterna e l’eventuale condizionamento/ventilazione non avranno difficoltà a mantenere una temperatura confortevole).
Il microclima interno di un edificio influenza il nostro modo di vivere e la nostra salute; la scienza ha evidenziato la correlazione tra ambiente abitativo e manifestarsi dei malesseri che possono diventare vere e proprie malattie, si parla infatti di BRI (Building Related Illness – Malattia provocata da edifici) come ad esempio legionellosi, tumori da gas radon, asma da polveri ecc.; si tratta di fenomeni anche gravi, ma facilmente individuabili. Più problematica è l’attribuzione di altre manifestazioni di malessere meno correlabili e in questo caso si parla di SBS (Sick Building Syndrome –Sindrome da edificio malato) spesso legati alla presenza di inquinanti interni al microclima abitativo (aria, umidità, rumori ecc.). Il progettista dovrà quindi individuare i microclimi da analizzare e riconoscere il possibile effetto sulla salute umana per ridurre i fattori di rischio e realizzare edifici “sani”.

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