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L’edilizia che ci fa paura

Alberto Zacchè - Amministratore Delegato Poliespanso

Ci fa più paura l’edilizia tradizionale, che crolla sotto l’effetto di un sisma e che non garantisce nemmeno il risparmio energetico, o l’edilizia innovativa, moderna e delle tecnologie avanzate resistente al sisma e rispettosa dell’ambiente?
La risposta a questa domanda retorica è in realtà molto più complessa di quanto potrebbe apparire perché porta a considerazioni che coinvolgono più attori che a diverso titolo intervengono nel processo edilizio
La logica, il raziocinio, il buon senso ci direbbero che ci fa più paura l’edilizia che crolla e che inquina, ma nella concreta realtà dei fatti accade esattamente il contrario. Possiamo far risalire queste contraddizioni ad un aspetto emozionale, derivante quindi dalla paura dell’innovazione, in quanto portatrice di cambiamenti, o ad un aspetto meramente speculativo?

Speculazione e volontà politica del non cambiamento (politica nelle scelte degli imprenditori e dei tecnici che hanno potere decisionale) rappresentano il vero ostacolo all’innovazione tecnologia e al progresso di un settore rimasto ancorato a vecchi metodi costruttivi pur avendo a disposizione l’eccellenza dei materiali e della ricerca sul campo: abbiamo a disposizione tecnologie costruttive all’avanguardia frutto di ricerche mirate all’industrializzazione del cantiere, alla sicurezza degli operatori edili e al raggiungimento di standard elevati in termini di prestazioni dell’edificio, con particolare rilevanza del patrimonio di esperienze maturate e consolidate negli ultimi decenni.
Com’è possibile che ancora oggi gli edifici possano “sbriciolarsi” sotto l’effetto di un sisma e che costruzioni moderne che si fregiavano del titolo di architettura antisismica, siano crollate miseramente? E’ inaccettabile che edifici costruiti in base alle normative antisismiche vigenti e che particolari strutture pubbliche e strategiche come ospedali e edifici del governo abbiano subito danni irragionevoli. Secondo le ultime stime in Italia ci sarebbero almeno settantacinquemila edifici pubblici da consolidare, ventiduemila edifici scolastici costruiti in zone sismiche di cui sedicimila in zone ad alto rischio e circa novemila in deroga ai criteri antisismici moderni.
Il mancato investimento nella messa in sicurezza degli edifici dislocati nelle zone a rischio sismico presenti in tutta Italia potrebbe ancora, in futuro, essere causa di morte e di danni ingentissimi. Peggio ancora si persevera nel costruire con forti mancanze in termini di sicurezza sismica e di prestazioni in generale: esiste un patrimonio immobiliare invenduto composto di edifici scadenti e completamente inadeguati rispetto sia alle nuove normative che alla sicurezza e al benessere di coloro che vi andranno ad abitare. E’ necessario cominciare seriamente a parlare dello stato dell’edilizia pubblica e privata italiana, delle scuole, delle case… perché il conservatorismo e l’inerzia in questo settore possono portare solo a costi elevati in termini di vite umane e sprechi inutili di denaro.
In Italia ci sono ottimi materiali e siamo detentori delle migliori tecniche costruttive che però qui non vengono impiegate, impedendo al settore di evolversi e di affrancarsi dai metodi in uso fin dagli anni 50, mi riferisco, solo per cominciare, alla realizzazione di edifici a struttura complessa come quelli a travi e pilastri dove il progettista deve combinare diversi elementi per ottenere le prestazioni che gli necessitano inventandosi soluzioni che di volta in volta devono essere ripensate per ottenere un minimo di prestazione; mentre spostandoci sull’utilizzo di strutture più semplici come quelle a setti portanti coibentati, che in un unico elemento e in un’unica fase di costruzione assolvono tutte le prestazioni necessarie, riusciremmo a dare più sicurezza e qualità ai nostri edifici.
La maggiore resistenza psicologica all’adozione su larga scala di queste tecniche di costruzione viene da quelle imprese edili e da quei progettisti che preferiscono rimanere ancorati ai vecchi e rassicuranti metodi tradizionali cullandosi nella errata convinzione che l’innovazione sia anche necessariamente più costosa: si tratta di una falsa percezione perché i costi della realizzazione di un immobile con prestazioni termiche, acustiche, statiche e sismiche a norma di legge sono in linea con i costi dell’edilizia tradizionale e i vantaggi economici-sociali sono evidenti e anche le eventuali opere di manutenzione negli anni risulteranno facilitate e meno onerose.
Credo che il mercato ormai imponga ineluttabilmente condizioni nuove, ma offra anche importanti opportunità che non possono – e non devono – seguire la logica speculativa e che richiedono il diffondersi capillare di “cultura del costruire” negli studi tecnici e soprattutto in cantiere.
Premesso che l’ecoefficienza e la sostenibilità ambientale delle costruzioni sono il più serio contributo che si possa dare al nostro pianeta dal punto di vista ambientale e che rappresentano un approccio maturo alla sensibilità ecologica crescente, possiamo solo auspicare un radicale “svecchiamento” delle tipologie edilizie in larga parte ancora utilizzate.
La casa è un bisogno centrale e irrinunciabile attraverso il quale viene garantita la qualità della vita delle persone ed è tuttavia in crescita l’area della precarietà e del rischio abitativo.
Il 70% degli edifici esistenti è stato costruito negli anni 70, quindi fuori da qualunque normativa o attenzione energetica: per quanto possa risultare difficile individuare le strategie di intervento, a causa di leggi e incentivi talvolta contradditori e di procedure complesse, si profila urgente e imprescindibile promuovere una riqualificazione efficace del nostro patrimonio edilizio mettendo in campo tutte le tecnologie ad elevate prestazioni di cui disponiamo.
Attenzione a non cadere nel tranello dei materiali e delle tecnologie cosiddette “naturali” che sventolano con facilità la bandiera del “bio”, ma che, di fatto, nascondono tutta la loro inadeguatezza tecnologica e, spesso e volentieri, sono destinate ad un’edilizia “di moda”; materiali che rappresentano quindi una nicchia di mercato di lusso o peggio ancora il caparbio tentativo di mantenere in vita tecnologie vecchie e legate alle tradizioni che ormai non trovano più motivazioni tecniche e culturali di esistere.

Allora …… forza, l’edilizia tradizionale ha tremato sotto le scosse dell’inadeguatezza a rispondere alle esigenze del risparmio energetico e dell’inquinamento in atmosfera, oggi luttuosamente crolla sotto la sua inadeguatezza statica….forse è giunto il momento di cambiare!!

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3 Commenti

  1. avatar
    Tomasoni Giuliano

    A queste case manca solo la parola……………….per ora….!!

  2. sono d’accordo che ora di cambiare il modo di costruire case ,utilizzando alternative più valide sotto l’aspetto della staticità dell’edificio e del risparmio energetico e costi di costruzione,visto la nostra arretratezza di quanto si è costruito a tutt’oggi e.Faccio una divagazione sul tema ma che è sempre inerente all’argomento ,le imprese che sono chiamate a costruire gli immobili sono in grado di farlo ….? chi controlla veramente il loro operato ….. e le loro capacità e conoscenze tecniche e perciò di titolarsi come imprese …. a mio avviso nel nostro paese non c’è nessuna volontà di voler veramente strutturare il settore edile (piccole imprese o aziende artigiane che fanno di tutto anche opere in c.a. complesse…. ,medie grosse imprese che decentrano tutto anche le direzioni lavori , questo non succede nelle nazioni dell’europa a cui noi potremmo fare riferimento come Francia Germania …..

  3. avatar
    Alberto Zacché

    Grazie per il commento a conferma di un disagio che evidentemente esiste.
    Forza quindi, per migliorare e per spingere al cambiamento.

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